Cosa succede quando si riscaldano i piatti pronti nella confezione di plastica?

I piatti pronti sono di tendenza. Secondo una previsione della società di consulenza Towards FnB, il loro valore di mercato a livello globale potrebbe aumentare da 190 miliardi di dollari nel 2025 a 350 miliardi nel 2034. Dal punto di vista della salute, tuttavia, molti piatti pronti rappresentano una scelta tutt’altro che ideale. Molti di essi, infatti, rientrano nella categoria degli alimenti altamente processati, poiché sono lavorati industrialmente e presentano un elenco infinito di ingredienti apparentemente poco naturali, aromi artificiali e numerosi additivi alimentari, oltre a un valore nutrizionale sfavorevole.

Sulla base della valutazione e della sintesi di ventiquattro studi pubblicati su riviste scientifiche sui piatti pronti confezionati in plastica, l’organizzazione ambientalista Greenpeace International richiama ora l’attenzione su un ulteriore rischio legato a questi prodotti alimentari. Secondo tali studi, i contenitori in plastica comunemente utilizzati per piatti pronti, cibo da asporto o per la conservazione degli alimenti possono rilasciare microplastiche e nanoplastiche, oltre a sostanze chimiche pericolose, negli alimenti stessi — soprattutto quando il cibo viene riscaldato in forno o nel microonde all’interno di tali confezioni. Dopo cinque minuti nel microonde, è stato riscontrato che i contenitori in polipropilene hanno rilasciato nel liquido di prova tra 326.000 e 534.000 particelle di microplastiche e nanoplastiche, vale a dire da quattro a sette volte di più rispetto a quanto avviene utilizzando il forno tradizionale. I contenitori in polipropilene e polistirolo, dopo essere stati conservati in frigorifero o nel congelatore e successivamente riscaldati nel microonde, hanno rilasciato nell’acqua da 100.000 a 260.000 particelle di microplastica. Il numero di particelle di plastica che migrano negli alimenti acidi, salati o ricchi di grassiè ancora più elevato. Secondo Greenpeace, perfino contenitori etichettati con le diciture “adatto al microonde” o “idoneo al forno” rilasciano microplastiche e nanoplastiche.

E non finisce qui. Molte altre sostanze chimiche possono finire negli alimenti attraverso il contatto con gli imballaggi. Greenpeace sottolinea che nel materiale sintetico analizzato sarebbero stati utilizzati o riscontrati oltre 16.000 agenti chimici con funzione di additivi o coadiuvanti, per esempio plastificanti. Almeno 4.200 di queste sostanze sarebbero considerate pericolose per la salute umana e per l’ambiente, poiché possono avere effetti simili a quelli degli ormoni o sono sospettate di favorire tumori, malattie metaboliche o cardiovascolari. Nel corpo umano sarebbero già state rilevate quasi 1400 sostanze chimiche provenienti dalla plastica. Le alte temperature, i lunghi tempi di cottura, l’uso di grassi come ingredienti e l’utilizzo di contenitori usurati aumentano il trasferimento di sostanze chimiche negli alimenti. Nell’Unione Europea esistono valori massimi di migrazione per alcune sostanze potenzialmente nocive presenti nei materiali plastici a contatto con gli alimenti, ma per le particelle di microplastica e nanoplastica non è ancora stato stabilito alcun limite.

“Alla base di un’alimentazione sana ci sono alimenti freschi e naturali e pasti equilibrati preparati in casa”, afferma Silke Raffeiner, nutrizionista presso il Centro Tutela Consumatori Utenti. “Chi ogni tanto riscalda un pasto pronto nel forno o nel microonde farebbe bene a trasferirlo prima in un piatto o in una ciotola resistente al calore in porcellana o vetro”. A livello politico, Greenpeace invita i governi a concludere un accordo globale sulla plastica che sia solido ed efficace.

 

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